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Perchè andrò a votare al referendum "sulle trivelle"

Che andassi a votare al Referendum lo avevo già deciso, anzi, a dire la verità, non mi è mai passata neppure per la mente l’idea di non partecipare ad una qualunque consultazione popolare, fosse un Referendum o una elezione politica o amministrativa.

Infatti ritengo che sia un importante che ciascuno di noi eserciti nell’urna il diritto di esprimere la propria opinione (Referendum)  sull’operato di chi, rappresentandoci, prende delle decisioni o eserciti il diritto di scegliere (elezioni) chi ci dovrà rappresentare, anche quando la scelta è difficile fino al limite di dover scegliere il male minore tra opzioni spesso limitate delle quali nessuna incontra il nostro favore o riscuote entusiasmo o con possibilità ristrette da leggi (liste bloccate) che vanificano parzialmente la nostra libertà di scegliere in piena autonomia e consapevolezza.

Ma questa volta ho una motivazione in più per andare a votare.

Ho trovato veramente inaccettabile che il Presidente del Consiglio e membri del Governo rivendichino il diritto alla astensione fino anche ad auspicare il fallimento della consultazione Referendaria.

Sia bene inteso che l’astensione è, di fatto, un diritto, sebbene lo ritenga un diritto dimezzato rispetto alla scelta di andare a votare (per il sì, per il no, con scheda bianca non importa) perché si identifica con una “non scelta”, con il rifiutarsi di esercitare il pieno diritto democratico che ci consente di contribuire al processo decisionale.

Personalmente ritengo l’astensione un danno alla salute della nostra Democrazia: rifiutarsi di scegliere è, come ormai da anni si riscontra puntualmente ad ogni appuntamento elettorale, un segno di disaffezione verso le nostre Istituzioni, verso la nostra Democrazia e, soprattutto verso la nostra Costituzione, ma questa è una mia opinione.

Perché ritengo inaccettabile che il Governo rivendichi il diritto alla astensione ?

Per due motivi:

1) Da anni constatiamo che, ad ogni elezione, gli elettori sono sempre di meno tanto che ormai il partito del NonVoto avrebbe la maggioranza se si presentasse a delle NonElezioni. Invitare a non partecipare alimenta ancora di più un processo di continuo e crescente distacco dalla politica che il Governo ed i partiti dovrebbero invece contrastare con tutte le proprie forze perché il voto è l’espressione più importante della Democrazia e non lo si deve dimenticare o sottovalutare. Questo aspetto è, secondo me molto grave.

2) Il Referendum abrogativo è l’espressione di una opinione su una scelta operata dal Governo o dal Parlamento. La risposta corretta ad un Referendum dovrebbe prevedere che i Parlamentari di maggioranza (ed il Governo) spieghino le ragioni che li hanno portati a compiere tale scelta legislativa rimettendo, nel pieno rispetto di un confronto democratico con chi li ha eletti, la decisione. Ovvio che chi la legge  la promulgata sia per il “No” e giusto che rivendichi la propria scelta. Ma trovo estremamente scorretto che il Governo conti sulla crescente schiera di non votanti per vedere confermata la propria scelta contro chi decide di esprimere la propria opinione a fronte di una valutazione che lo porta ad esprimente un giudizio. Al contrario, essendo una Democrazia rappresentativa, chi ci rappresenta dovrebbe essere doppiamente interessato ad avere un esito referendario sano e non viziato dal mancato raggiungimento del quorum. A ben vedere anche questo è un conflitto di interessi (senza entrare nel merito di interessi economici, attività occulte di lobbismo, traffici di influenze e quant’altro).

Non dirò cosa voto, questa è una scelta personale su cui ciascuno farà la propria valutazione, ma questa volta (come sempre) andrò a votare con ancora maggiore convinzione.