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De Torre Maria Letizia [PARTITO DEMOCRATICO]

Gent.mo Sig. Fina,
innanzitutto mi scuso per non aver risposto alla sua precedente lettera che non ricordo di aver mai ricevuto (solo per sua informazione, ho scoperto che se una mail viene inviata a oltre cento indirizzi, chi la riceve la trova contrassegnata come SPAM). Ad ogni modo approfitto ora per rispondere alla Sua articolata e condivisibilissima lettera e per autorizzarla, qualora lo creda, a pubblicare questa mia.

Ancora il 14 ottobre scorso, ho inviato a tutti i colleghi dell'opposizione (deputati e senatori) la lettera che le allego e che, come vede, tenta di interpretare l'urgenza di fare un passo coraggioso per il bene del Paese, mettendo da parte personalismi ed interessi di gruppo.

Ringraziandola per la sua tenacia e il suo impegno, colgo l'occasione per progerle cordiali saluti
Letizia De Torre

 

LA LETTERA DELL'On. DE TORRE ai propri colleghi

Ecco quello che farei

Carissimi colleghi dell’opposizione,
il Presidente del Consiglio ha ragione su un punto: “le opposizioni (…) non hanno né un esecutivo di ricambio, né un programma definito da proporre agli elettori”. La scelta di non essere presenti oggi in Aula, durante il suo discorso per rabberciare la bocciatura del rendiconto dello Stato, è una scelta grave, ma altrettanto forte credo debba essere il salto di qualità del nostro impegno da qui in poi.
Per ben sei volte nel discorso di Berlusconi viene esorcizzato un Governo alternativo all’attuale, segno che è ciò che teme di più. Sa che tra le nostre fila non c’è compattezza sul tema, ma sa anche che, davanti ad una nuova crisi della maggioranza, è ciò che il Presidente della Repubblica avrebbe il dovere di tentare sia di fronte alla pesante situazione economica e sociale del Paese che per la necessità di cambiare la legge elettorale, come è ampiamente richiesto dai cittadini.
Ma noi siamo ancora divisi sul tema. C’è fra noi chi chiede elezioni anticipate guardando ai sondaggi che, con questa legge elettorale, ci darebbero vincenti, ma la nostra ambizione non può essere solo quella di arrivare al Governo, assolutamente no: la nostra ambizione deve essere quella di arrivarvi con la capacità di riformare il Paese.
Senza tacere il fatto che si andrebbe alle elezioni senza la riduzione del numero dei parlamentari e con il ‘porcellum’: ed entrambe le cose fanno comodo. C’è anche chi spera solo di finire la legislatura per prolungare il proprio mandato.
Sicuramente tutti noi siamo pronti al voto, sicuramente andare a votare è comunque meglio di questo governo che ‘tira a campare’ con incalcolabili danni finanziari e di immagine per l’Italia.
Ma vi sono evidenti elementi a favore di una fase di transizione che non dobbiamo trascurare.
Ne indico solo tre che ritengo i più gravi. Il primo: indire le elezioni in questo momento non darebbe alcuna fiducia nella capacità dell’Italia di assolvere il proprio debito o di aprire una fase di sviluppo, non la darebbe proprio per la scarsa identità dei partiti e di probabili coali-zioni (insomma non è la situazione della Spagna); il secondo: non è sopportabile rieleggere un Parlamento di nominati perpetuando danni enormi sia alla qualità del Parlamento, sia alla democrazia avendo tolto ai cittadini il diritto di scelta; il terzo: dopo anni e anni di scontro i-stituzionale e tra poteri dello Stato (cito i più gravi: la delegittimazione del parlamento e lo scontro con la magistratura) e di perdurante scandalo (morale, di corruzione e di presenza della criminalità organizzata nelle istituzioni), l’indignazione dei cittadini è più che giusta, è fin troppo blanda. Solo che la democrazia, per essere tale, non esige una società indignata, ma una società coesa.
Occorre dunque una tregua, occorre una fase di transizione in cui recuperare un clima di fiducia.
Vi sono momenti in cui la politica, con un atto di umiltà, deve chiedere aiuto per superare il guado. Momenti in cui i partiti devono saper rinunciare ad essere di parte e fare corpo attorno ad un progetto comune. Qualcuno mi ha obbiettato che tale strategia non pagherà nei consensi. Ebbene, credo che questo non sia il tempo dei calcolatori. Nemmeno quello dei prudenti. Credo che questo sia il tempo di chi sa rischiare senza misurare.
Le mossa fatte fin qui per una tale fase di transizione, dobbiamo ammettere, sono fallite. An-che se erano sincere e generose. Vorrei allora portare un contributo verso un nuovo tentativo, ma di altra natura, che abbia questi elementi: 1°uscire allo scoperto, 2° prendervi parte tutti con responsabilità personale, 3° trasformare l’indignazione in partecipazione e corresponsabilità.
Come muoverci? Ecco io farei così. E lo dico in punta dei piedi, sapendo di non avere la solu-zione in tasca , ma basandomi su quelle parole della Costituzione, che ho riletto con un brivi-do: “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione”. Parole che in questo momento sottolineano come ciascuno di noi porti un’eguale e grave responsabilità.
Innanzitutto ritengo che siano le opposizioni, tutte, che debbano assumersi il compito di un primo passo e che occorra, dunque, costituire una ‘base solida’, con riunioni accurate e con-giunte dei nostri rispettivi gruppi, in cui, senza timore, si esprimano contributi e criticità a ri-guardo.
Secondo passo: costituzione di un gruppo di garanti con figure significative di ciascuno dei nostri partiti, non tanto gli attuali dirigenti, ma i parlamentari fra noi più competenti, più dialoganti e più capaci di osare (che, in quanto garanti, non assumeranno nell’immediato futuro alcun ruolo, né di governo, né nella direzione dei propri partiti). Proposta provocatoria per dirigenti e ‘caminetti’, ma se non rimoderniamo lo stile dei nostri partiti, saremo sorpassati da chi si aggregherà politicamente in forme più attuali e democratiche. 
Dovrebbe partire da questo gruppo un piano steso in modo partecipato con pochi precisi o-biettivi. Si potrebbero predisporre sessioni di lavoro deliberative su ciascuno di tali obiettivi, a cui invitare alcuni massimi esperti nazionali e internazionali e alcune personalità significati-ve che, su quel tema, condividono responsabilità nel Paese.
L’elemento determinante, in queste sessioni di lavoro, dovrebbe essere l’invito pubblico, aperto e trasparente a colleghi del Pdl e della Lega, rivolto soprattutto a chi tra loro ha maggiori competenze sulla materia trattata. Ovviamente è un invito delicato, persino scomodo, ma lo possiamo fare con grande rispetto. Chiedendo, però, libertà e onestà intellettuale. Chiedendo, inoltre, di condividere fino in fondo coraggio e rischio. Forse rispondere all’invito costerà loro, ma gli elettori capiranno che ci muoviamo unicamente per il bene del Paese e ciò colmerà ampiamente la fatica di questa scelta politica.
Elemento importante dovrebbe essere l’apertura di una vastissima partecipazione attraverso blog, facebook, twitter. Ogni passo deve essere opportunamente messo in rete. E, viceversa, le idee costruttive dei cittadini devono essere evidenziate, motivando quanto di queste è stato o meno accolto. E’ tempo di dialogare, istituzioni e cittadini, in modo diretto, continuo e dicendo le cose come stanno.
Un percorso, da concludersi in brevissimo tempo, che tracci una strategia per un governo ‘di emergenza e di responsabilità’: individuazione di chi lo potrebbe guidare (un’alta personalità a cui non deve essere posta alcuna condizione per la scelta dei ministri), i punti di natura economica e istituzionale da affrontare, le modalità di partecipazione dei cittadini per colmare il baratro di sfiducia e preparare, con una nuova legge elettorale, le elezioni del 2013.
Un progetto da presentare immediatamente al Capo dello Stato e, in contemporanea, pubbli-camente al Paese; da portare in discussione con mozioni durante un’apposita sessione di lavoro di Camera e Senato; su cui chiedere il voto di ciascuno di noi, non come gruppo, ma – questo è un elemento che desidero sottolineare nella mia proposta - come singoli parlamentari, perché questa è proprio l'occasione in cui, con puntuale fedeltà alla Costituzione, è necessario votare ‘senza vincolo di mandato’.
Ritengo tale percorso pienamente rispettoso della natura parlamentare del nostro ordina-mento, ma, nel contempo, capace di raccogliere ed unire - in un unico inedito impegno - sia il Parlamento, sia coloro che hanno grandi e gravi responsabilità nell’economia e nella vita isti-tuzionale del Paese, sia tutti i cittadini che, anche nell’ultima occasione della raccolta di firme per il referendum sulla legge elettorale, hanno dato dimostrazione della loro forza e della loro volontà di contribuire al bene dell’Italia.
Sono certa che agire trasparentemente e pubblicamente paghi!
Sono contemporaneamente consapevole del ‘costo’ di una tale operazione poiché presuppone uno scatto di libertà da noi stessi, dalle nostre correnti, dai sondaggi, da tutte le analisi politologiche, recuperando in noi la forza che ci fa agire in nome e per conto dei cittadini.
Napolitano il 7 ottobre ha ripetuto un appello accorato: "teniamo viva la dignità della politica", precisando che un politico è tale se ne fa la scelta “soprattutto per vocazione". Ed è vero, comunque, che vi è stato all'inizio della nostra attività politica un attimo in cui abbiamo personalmente aderito alla richiesta di spenderci per il bene del Paese.
Ora è come se quell'appello si ripetesse chiedendoci una nuova adesione per 'fare la nostra parte', come dice il Presidente della Repubblica, ed è un appello rivolto anche ai nostri partiti a cui viene richiesto, come dicevo sopra, di saper rinunciare, per un tratto, ad essere di parte per uscire insieme dalla tempesta. Passata la fase straordinaria, ciascuno ovviamente deve riprendere la propria posizione, ma ci ritroveremo con le idee più chiare, con maggiore capacità di farne sintesi e di comunicarle.
Mi auguro, comunque, di aprire un dibattito che arricchisca e trasformi queste mie sollecita-zioni.
So benissimo, ribadisco, che il timore di insuccesso di una simile operazione è molto elevato, ma ritengo che mai come in questa circostanza il gioco valga la candela. Un governo di transi-zione non vedrà mai la luce? Il Governo continuerà a ‘tirà a campare’? Noi potremo, avendo fatto davanti ai nostri elettori e alla nostra coscienza tutto quanto era in nostro potere, spen-dere la maggior capacità di iniziativa parlamentare acquisita.
I cittadini sapranno che esiste un progetto alternativo per l’Italia e ne terranno conto nel 2013.

Roma, 13 ottobre 2011     Letizia De Torre